Lettura, autolettura e consumi stimati: come funziona la lettura dei consumi di gas?

Perché gli importi calcolati nelle bollette che ci viene richiesto di pagare siano effettivamente corrispondenti alle quantità di gas che abbiamo consumato, è necessario misurare la quantità che è stata effettivamente consumata. Per questo il contatore del gas deve essere letto: l’ideale sarebbe far corrispondere almeno una lettura del contatore prima di ogni bolletta.

Ad oggi le difficoltà di lettura sono legate alla differenza tra venditore e distributore. Il Venditore (chi emette le fatture o bollette) e il Distributore (chi consegna il gas a domicilio) sono infatti due entità separate. In base alle norme vigenti è un compito dell’azienda di distribuzione del gas, che in un determinato territorio opera in regime di monopolio, effettuare le letture. Il distributore effettua le letture secondo sue logiche, e rispettando gli obblighi di letture imposti dalle regole (in alcuni casi il minimo imposto è di due letture l’anno). Molto spesso le letture non sono minimamente legate alle date di emissione della fattura. In questi casi, ed in assenza di autolettura, il venditore deve quindi ricorrere alla stima dei consumi.

L’introduzione dei contatori elettronici, che sono in corso di installazione in tutto il territorio nazionale, ed entro i prossimi due anni dovranno raggiungere una percentuale di almeno 85% di tutti i contatori di gas, sta portando il grosso vantaggio di rendere immediatamente disponibili una quantità di dati di misura enormemente più alta che in passato.

Quando fare l’autolettura

Il venditore di norma indica in fattura, per i contatori che non sono elettronici, la data prevista per la prossima fattura e l’intervallo utile per inviare l’eventuale autolettura. Dato che non tutti i misuratori elettronici trasmettono, per evitare anche in quei casi, la fattura stimata, tutte le volte che una data non compare, il periodo migliore per inviare una autolettura è tra l’ultimo giorno del mese e il 5 giorno del mese dopo (ad esempio tra il 31 maggio e il 5 giugno). In questo modo si può evitare che una parte del consumo sia stimato.

Come si calcola il consumo stimato

In caso di mancanza di autolettura dei consumi, e quindi in assenza di dati, i venditori procedono ad effettuare delle stime di consumo. Le stime hanno l’obiettivo di indovinare il consumo avvenuto non avendo a disposizione una lettura effettiva. Per questo il venditore usa le informazioni in suo possesso: le letture e fatture dello stesso periodo dell’anno precedente ed i dati che ha comunicato il distributore sul tipo di consumo e il valore annuo previsto.

Trattandosi di una stima, il dato potrebbe essere inferiore o superiore rispetto al dato di misura reale. Questa differenza dura soltanto fino all’arrivo della successiva lettura. All’arrivo dell primo dato di misura effettiva disponibile (inviato dall’utente con autolettura o dal distributore) si effettua infatti un “ricalcolo”. Il consumo che era stato calcolato in base a stima viene “ricalcolato” in base al dato effettivo disponibile, in modo che ciò che viene fatturato sia corrispondente sempre al consumo effettivo.

Cosa fare se la stima è molto diversa dal consumo effettivo?

Quindi che cosa fare se riceviamo una bolletta in cui la stima è diversa da quel che segna il contatore?

 Di solito non è necessario chiamare il venditore, ma basta inviare l’autolettura in tempo utile per la fattura successiva. In questo modo, il consumo sarà ricalcolato in base al solo consumo effettivo (anche per il periodo già fatturato).

Solo nei casi in cui  la differenza è molto grande (può succedere se è cambiato qualcosa di importante nel nostro modo di consumare) e prima della fattura successiva passerà un po’ di tempo, si può richiedere una rettifica della fattura comunicando la lettura attuale: in questo caso il venditore non è obbligato dalla legge. Per nostro conto, SGR servizi in questi casi cerca di assecondare le richieste del cliente.

Perché nelle bollette con il ricalcolo non trovo un importo negativo?

Ci sono degli importi negativi, alla voce “ricalcoli” che corrispondono a quanto già fatturato nelle fatture precedenti in base a stima, ma solo per le parti che erano state calcolate in proporzione a consumi stimati; le quote fisse invece non cambiano con il consumo e una volta fatturate non serve un ricalcolo, così come non sono ricalcolate le “Altre partite”. Inoltre tutti i calcoli (questo lo chiedono le regole fiscali) sono fatti sull’imponibile. L’IVA va calcolata sul totale che risulta dalla somma degli imponibili.

Riassumendo: comunicare sempre la lettura del contatore nei periodi indicati aiuta il venditore ed il consumatore ad avere un migliore controllo sul consumo effettivo. E voi avete qualche dubbio sulla vostra lettura? Scriveteci nei commenti e cercheremo di aiutare a risolvere ogni dubbio.

Foto: Alessandro Giovanelli

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